AIRBNB: da turismo sostenibile ad insostenibile?

AIRBNB: da turismo sostenibile ad insostenibile?

La piattaforma Aibnb è conosciutissima e molto amata dai viaggiatori di tutto il mondo, soprattutto quelli che amano i viaggi fai da te e in solitaria. Oggi Airbnb viene accusata di essere la principale causa dell’overtourism. Airbnb è passata da paladina del turismo sostenibile a turismo insostenibile? Ne ho parlato con Angelo Presenza, ricercatore presso il Centro Studi sul Turismo, Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise, dove insegna Destination Management e Creazione e Gestione delle Imprese turistiche.

Airbnb

Gentrification

Airbnb, regina dell’home sharing, è oggi accusata di essere uno degli elementi portanti dell’overtourism ed avere un effetto drammatico sugli affitti e lo spopolamento dei centri storici da parte degli abitanti. Che ruolo gioca realmente Airbnb in questo cambiamento? Si può davvero parlare di un “effetto Airbnb”?

Ancor prima di parlare di Airbnb è opportuno specificare che le cause dell’overtourism possono essere molteplici e diverse. Un esempio è il fenomeno noto come “gentrification”. Ciò significa che le popolazioni e le attività esistenti vengono forzate dall’aumento dei prezzi ad allontanarsi da certe zone di pregio, lasciando spazio ad una diversa classe di residenti. In questo nuovo scenario si inseriscono queste nuove forme così dette di sharing economy. Da romantico sistema di affittare poche volte in un anno un letto in più, è diventato un vero e proprio business miliardario, tanto che in certe località il numero degli appartamenti completi offerti su Internet è notevolmente superiore al numero degli host che accolgono il turista nella casa che abitano. Airbnb ne è sicuramente la rappresentazione più evidente, ma esistono almeno un’altra decina di piattaforme simili, tra le quali va notato HomeAway. La crescita di questo nuovo modo di fare turismo carica di costi nascosti le comunità locali, alimentando fenomeni distorsivi come quello dell’overtourism.

I nonluoghi

Airbnb viene spesso associata anche al concetto di Disneylandizzazione della città, di cui Venezia è emblema nel mondo. Ci spieghi questo fenomeno?

I nuovi player del mercato turistico come Airbnb contribuiscono fortemente nel trasformare interi quartieri delle città più blasonate innonluoghi”, diventando delle piccole Disneyland. Il luogo che in principio attraeva turisti proprio perché possedeva una sua personalità, si svuota di identità e diventa anonimo, omologato agli standard del turismo di massa.

Regolamentazione degli affitti turistici

Le maggiori città internazionali come stanno tentando di emarginare il fenomeno Airbnb?

Sempre più spesso si sente parlare di sindaci che cercano di correre ai ripari studiando soluzioni per gestire il fenomeno dell’overtourism e piattaforme di home sharing. Alcuni intervengono semplicemente facendo affiggere cartelli per responsabilizzare i turisti. Altri introducendo il numero chiuso (persino sulle spiagge) oppure ticket a prezzo variabile come freno al numero di visitatori e per suddividerli nell’arco di tutto l’anno. Altri ancora si spingono fino a vietare la costruzione di nuovi alberghi e a regolamentare gli affitti brevi al fine di non sottrarre appartamenti all’affitto regolare per intervenire sul problema della trasformazione di interi quartieri in hotel diffusi, al di fuori di qualunque regola.

Diversi sono gli esempi di città o addirittura interi Paesi, che iniziano a legiferare per regolamentare questo nuovo fenomeno. Il caso più eclatante forse è il Giappone. Di recente, il governo ha imposto agli host di registrare i propri appartamenti omologandoli alle regole relative alle norme antincendio e antisismiche. Ha inoltre imposto il limite di 180 giorni d’affitto all’anno. Parigi ha introdotto limitazioni alle case in affitto nel suo centro storico. A Palma de Maiorca, in Spagna, il contrasto a forme di home sharing si è fatto ancor più serrato tanto che l’isola delle Baleari ha imposto addirittura il divieto di affittare le case private ai turisti.

Home sharing

E’ una tendenza che si può realmente frenare, riconsegnando i più importanti centri storici ai sui cittadini?

Lo sviluppo vertiginoso dell’home sharing è uno dei fenomeni di costume più clamorosi dell’ultimo decennio con importanti ripercussioni economiche e sociali sulle destinazioni turistiche. Si tratta di un evento tutt’altro che marginale che genera problemi, l’overtourism, in primis, ma anche enormi opportunità. Tornando per esempio al caso di Venezia, è vero che Airbnb è imputata di essere una delle principali cause del sovraffollamento, ma è anche vero che i turisti che hanno scelto la piattaforma hanno speso diversi milioni di euro, senza considerare che, grazie ai soldi guadagnati con la loro attività, gli host hanno rimesso in circolo milioni di euro spesi per migliorare le proprie case.

Airbnb e l’evasione fiscale

Molte sono le normative introdotte in Italia per fermare l’evasione fiscale legata agli affitti su Airbnb e piattaforme simili, dalla norma che introduce l’obbligo di un codice identificativo per le locazioni di affitto breve, alla contesa avviata dall’Agenzia delle Entrate, con il supporto di Federalberghi, contro Airbnb in tema di cedolare secca, passata ora al vaglio della Corte di Giustizia UE. Il mercato dell’home-sharing, iniziato con l’idea di una piccola rendita parallela, finirà per trasformarsi definitivamente in un business vero e proprio, snaturandosi?

Considerare l’home sharing come un fenomeno passeggero è sbagliato. E’ evidente che l’attore pubblico deve giocare un ruolo di primo piano, perché chiamato a dare regole certe, chiare e standard per regolamentare un settore che oggi molto spesso è ancora fuori controllo. A riprova di ciò, si pensi che quasi tutte le regioni italiane – forti della competenza sul turismo sancita dal Titolo V della Costituzione – sono intervenute per normare, e controllare, il fenomeno degli affitti brevi fissando differenti e spesso tortuosi percorsi autorizzativi, imponendo ai proprietari privati regole spesso molto diverse, così che oggi in Italia si assiste a una situazione confusa e ingarbugliata.

Airbnb e i progetti etici

Airbnb come contrasta questo effetto boomerang, un danno mediatico che sta sporcando la sua immagine agli occhi del mondo?

Airbnb è ben cosciente dei rischi che corre continuando con aggressive strategie di crescita nelle principali mete turistiche. A tal fine, realizza diversi progetti proprio per difendersi dall’accusa di overtourism. Ha avviato collaborazioni con diversi enti locali per dar vita a progetti che, utilizzando forti dosi di innovazione, mirano a promuovere le tradizioni locali, a preservare il patrimonio naturalistico ed a incoraggiare il turismo sostenibile.

Airbnb experience

Airbnb è stata l’apripista nel settore dell’home-sharing. Oggi quali sono, se ci sono, le novità nel settore della sharing-economy legate all’accomodation?

A novembre 2015 Airbnb ha lanciato il progetto “Esperienze di Airbnb”, per legare l’immagine dei suoi appartamenti a quella di una vacanza autentica, local e diversa dal solito. Si tratta di un’offerta variegata, che include potenzialmente qualsiasi cosa: gastronomia, arte, mare, montagna, avventura, relax. Non ultimo, la possibilità di sentirsi utili. Per dare risposta a questo bisogno, Airbnb ha lanciato il programma delle Social Impact Experiences (Esperienze a Impatto Sociale), che include attività portate avanti dalle organizzazioni senza scopo di lucro operanti sui diversi territori. Le esperienze sociali sono molteplici: a Los Angeles, ad esempio, con $200 è possibile vivere l’esperienza gestita da un’organizzazione per il reinserimento di ex carcerati attraverso progetti musicali. A San Francisco, invece, è possibile servire pasti alla mensa dei poveri gestita dalla chiesa. A Nairobi, è possibile spendere $150 per stare fianco a fianco con i Masai e imparare i loro mestieri o le ricette della cucina keniana. I proventi vengono interamente devoluti ad un’associazione no profit per l’emancipazione femminile. A Milano, infine, è possibile assaporare un allegro aperitivo oppure imparare direttamente a prepararlo grazie alla presenza di persone con bisogni speciali formate a diventare barman per guadagnarsi da vivere.

Roberta Ferrazzi

Roberta Ferrazzi, travel blogger veronese fondatrice e manager di LeCosmopolite.it, il salotto dedicato alle donne viaggiatrici, è una consulente in comunicazione online e offline con pluriennale esperienza nel mondo del lusso a livello internazionale e forte competenza nel campo della moda, gioielleria, orologeria, design e luxury event. Nel 2017 ha fondato la PR & Digital boutique Roberta Ferrazzi Communication. Oggi progetta e realizza strategie di comunicazione digitali e offline per promuovere con profitto aziende e professionisti. Il suo ufficio è il suo computer. La potrete trovare spesso sul Lago di Garda, a Milano, a Roma, a Parigi e ovunque il desiderio di scoperta la conduca. Ama il design, l’arte, la moda, la musica e il ballo (il tango in particolare), il buon cibo e le grandi tazze di caffè. Viaggia spesso in solitaria alla scoperta di nuove culture o alla ricerca di un po’ di relax. Per contattarla

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