Yucatàn: spiagge bianche e acque cristalline

Il mio viaggio sta giungendo al termine e come ultima tappa dopo il magnifico Chiapas, è in programma la penisola dello Yucatàn dato che ho il volo di rientro da Cancun. Questa regione del Messico è forse quella più conosciuta. Si tende infatti ad associare il Messico alle spiagge piagge di Cancun e alle acque cristalline di Tulum e Playa del Carmen. Non è assolutamente sbagliato, ma di certo è un po’ limitativo: il Messico è molto di più. Bisogna anche considerare che la penisola dello Yucatan è anche la parte più turistica e meno economica di tutto il Messico quindi fate i vostri conti, soprattutto ad agosto.

Io che non ho una particolare predilezione per il turismo di massa opto per un itinerario alternativo, tanto per cambiare.

Dopo la visita ai templi di Palenque salgo a bordo di un bus notturno che mi porta a Merida, prossima meta del viaggio.

Day 1. Giunta a Mèrida in mattinata, non proprio fresca come una rosa considerata la giornatina precedente, mi dirigo a piedi verso l’ostello Casa Nomada (un letto in dormitorio sono circa 12 dollari), sognando una doccia fredda.

L’afa è ancora soffocante anche a Merida e i mosquitos sono al meglio della loro forma e agguerritissimi; mi raccomando armatevi di repellente per insetti e di pomate o lozioni post-puntura perché vi salveranno da spiacevoli inconvenienti.

Ostello, check-in e finalmente doccia e colazione. Rigenerata inizio subito a pensare alla prossima cosa da fare e in men che non si dica mi ritrovo su un tuc-tuc (i tipici trasporti a pedali del posto) diretta verso i cenotes in compagnia di due ragazze tedesche conosciute in ostello. Ci affidiamo a una guida del posto, la cosa migliore da fare per scoprire luoghi nascosti e poco frequentati, che ci porta a visitare i cenotes più nascosti, ci siamo solo noi e le acque fredde e trasparenti di questi posti incredibili. Tuffarsi in queste acque ha dell’incredibile, si nuota sottoterra, in acque gelide, trasparenti e non salate. La natura è davvero magica e soprendente. La penisola dello Yucatan è l’unica regione dove sono presenti i cenotes, ce ne sono un sacco, dai più famosi e frequentati a quelli più nascosti e unici.

Rientrate in ostello in serata, ci scambiamo consigli sui luoghi da visitare nei prossimi giorni, sorseggiando una birra fresca e scacciando i mosquitos.

Day 2. Non avendo visitato abbastanza rovine Maya, decido di andare nella vicina Dzibilchaltùn (ci vuole un giorno solo per capire come si pronuncia) affascinante sito archeologico famoso per il tempio delle 7 dolls. I Maya, che di astronomia e del sistema solare qualcosina ne capivano, hanno costruito questo tempio in modo che due volte all’anno (durante gli equinozi d’estate e d’autunno) il sole entri direttamente dalla porta d’ingresso del tempio e illumini tutta l’area circostante. Ovviamente in agosto non si può godere di questo spettacolo, ma si può solo immaginare. All’interno del complesso archeologico è presente anche un cenote dove si può tranquillamente fare il bagno e un interessante museo coi reperti ritrovati nel sito che merita una visita, anche perché c’è l’aria condizionata! Di rientro mi fermo nel centro di Mèrida finalmente per visitare questa pittoresca città, capitale dello stato dello Yucatàn e soprannominata Città bianca (ancora da chiarire il perché). Sicuramente da non perdere sono la Cattedrale di san Ildefonso, la grande piazza Independencia gremita di bancarelle di artigianato e street food, il museo Maya e la Casa Montejo. Io sono rimasta solo tre giorni in questa città ma merita sicuramente una visita più approfondita.

Day 3-4. Lasciata Mèrida mi dirigo in bus verso Chichen Itzà, il maestoso sito Maya patrimonio dell’Unesco. Consiglio spassionato, cercate di prendere i primi bus del mattino (entro le 8.30 per intenderci) in modo da arrivare sul sito in tempo per l’apertura e godere di questo spettacolo senza dover fare a gomitate tra la folla di turisti.

Altro consiglio, affidatevi a una delle numerose guide, potete unirvi anche a gruppetti di 5 persone per dividere il prezzo: le spiegazioni della guida sono sicuramente più interessanti e autentiche di quelle che trovate su qualsiasi libro.

Chichen Itzà vi lascerà d’incanto, è un immenso complesso di templi immerso nella natura, dove si respira ancora la storia antica e le tradizioni Maya, dal gioco della pelota ai riti magici. L’edificio più spettacolare è sicuramente El-Castillo col suo serpente piumato che durante gli equinozi di primavera e di autunno sembra muoversi e scendere dal lato dell’edificio, quasi fosse dotato di vita propria. Ritagliatevi almeno tre ore per visitare con calma questo sito, in modo da concedervi anche qualche pausa dal sole cocente che non da tregua.

El Castillo Chichen-Itzà

Senza sosta proseguo il viaggio, sposando il motto “Chi si ferma è perduto” e mi dirigo in bus da Chichen-Itzà a Valladolid, che per ragioni di tempo decido di non visitare, e poi subito a Tulum dove giungo nel tardo pomeriggio. Qui mi affido al consiglio di Roberta, che è già stata a Tulum e mi suggerisce di pernottare presso l’Airbnb di Emmanuel: una struttura semplice ma ideale per una o due persone, con bagno in camera, cucina e… aria condizionata! Ammetto che non sono una big fan dell’aria condizionata, ma quando ce vo’ ce vo’ per dirla in francese.

Ci si accorge subito che questa parte di Messico è molto turistica, in primis per il numero di strutture ricettive che popolano la costa, poi per la gente in giro a ogni ora del giorno e della notte e last but not the least per i prezzi, decisamente raddoppiati rispetto al resto del Messico.

A Tulum vi consiglio di noleggiare una bici per essere liberi di gironzolare per le spiagge, per visitare i cenotes e le rovine Maya.

Il giorno successivo lo dedico infatti alla visita delle rovine (anche qui vi consiglio di arrivare proprio all’orario di apertura 8.00am per visitare il sito con calma, se già arrivate alle 9.00 la coda di un’ora è garantita) e al relax in spiaggia, Playa Paraiso. Qui potete godere di un relax totale sulle lunghe spiagge bianche, interrotto solo dal rumore del mare, un vero paradiso.

Spiagga di Tulum

Day 4-5. Avrete ormai intuito dai miei diari di viaggio che il relax non è il mio punto forte. Dietro suggerimento di Emmanuel parto infatti da Tulum con solo lo zainetto col necessario per la spiaggia: direzione Laguna Bacalàr. Ho sentito parlare di questo posto che si trova a circa tre ore di bus da Tulum soprattutto dalle persone locali e mi ha incuriosito, quindi decido di visitarlo in giornata. Arrivo al terminale del bus senza avere la più pallida idea di dove mi trovo, chiedo ai negozianti del posto di indicarmi la strada per la laguna Bacalàr e confortata dal fatto che questo posto sembra esistere J mi dirigo verso la spiaggia. Il tempo è ancora incerto e il posto è deserto, sembra una città fantasma e non suscita stupore.

Appena il sole rischiara il cielo ecco che la laguna si presenta in tutto il suo splendore: acque trasparenti e palafitte sotto un cielo di un azzurro intenso. Decido allora che voglio fare un giro in barca per la laguna, ma essendo bassa stagione, faccio fatica a trovare dei companeros che vengano con me. Passa un’oretta ed ecco che si forma un gruppetto di sei persone a cui mi aggrego per fare il giro della laguna e dei cenote presenti al suo interno. Qui è davvero un Paradiso e poco mi basta per capire che la mia gita giornaliera si trasformerà in una due giorni per godere appieno della bellezza di questo posto. Ecco alcune foto che parlano da sole.

 

 

 

 

 

 

 

Durante la circumnavigazione della laguna, parlando coi miei compagni di lancha scopro che nella zona di Bacalàr, vivono ancora i Menonitas. Ignoravo del tutto la presenza di questa minoranza, e soprattutto non mi aspettavo di poterla trovare qui vicino, anche perchè nessuna guida turistica ne parla, quindi prendo la pelota al balzo e ci dirigiamo in macchina a visitare questo popolo sperduto. I Menonitas sono una minoranza etnica di origine olandese e di matrice cristiana appartenenti alle chiese anabattiste. La visita a questa comunità ha veramente dell’incredibile. Ci addentriamo nell’entroterra e iniziamo a vedere dei carretti spinti da cavalli e alcune case rurali in lontananza, più ci avviciniamo e più scorgiamo gli abitanti del posto che vivono ancora come se fossero nel medioevo: senza corrente, senza tv, senza tutti i confort della vita moderna. Vivono di quello che producono, dei frutti della terra e dell’allevamento e sono organizzati in piccole comunità autonome. Sono tutti biondissimi, alti e con gli occhi azzurri (un paradiso voi direte) e si vestono tutti nello stesso modo: gli uomini hanno salopette blue e camicia a quadri mentre le donne hanno dei lunghi vestiti viola e portano sempre un cappello.

Sono molto restii, in primis perchè non sono abituati alla visita di turisti, e poi perchè parlano solo olandese.

Abbiamo quindi difficoltà ad avvicinarci e interagire, anche perchè loro sono molto impauriti, finchè non troviamo un ragazzotto che parla anche spagnolo e ci spiega le origini e l’organizzazione delle loro comunità.

Sono rimasta davvero affascinata da questa visita, è stato come fare un tuffo nel passato. Per ovvie ragioni non ci sono fotografie da condividere ma spero vi basti il mio racconto di viaggio.

Day 6. Ci siamo, è giunta l’ora. Il tempo tiranno pone fine al mio viaggio e mi devo dirigere all’aeroporto di Cancun per il volo di rientro. Torno da Bacalàr e recupero i bagagli da Emmanuel, dato che ho il volo al mattino successivo, decido di fare un after come i gggiovani quindi cena, cocktail e via di bus notturno direzione Cancun e poi Cancun aeroporto. E voi vi chiederete “Ma Cancun, e Playa del Carmen, dove sono, non le hai visitate?” la risposta è proprio “no”. Ho preferito scoprire il Messico a modo mio, lontano dal turismo di massa e dai luoghi comuni, e sono fiera di questa scelta.

Col sorriso stampato in viso e la convinzione che forse non ho più l’età di fare certe cose, o forse sì, salgo sull’aereo ripensando a questo fantastico viaggio che mi porterò sempre nel cuore.

Un viaggio al di sopra di ogni aspettativa in un paese di una bellezza rara.

Laura Ronchi

Avete detto viaggio? Eccomi.
Sognatrice e sempre pronta a scoprire il mondo, se poi si tratta di viaggi avventura ancora meglio.
Account digital di professione, sportiva di natura, designer di gioielli per vocazione… tra un viaggio e l’altro… penso alla prossima meta!
Le Cosmopolite è un magazine online nato insieme alla mia compare Roberta per condividere col mondo i nostri viaggi, i consigli, e i trucchi per conoscere e scoprire il fantastico “cosmo” in cui viviamo.
Tra gli articoli troverete suggerimenti e idee sulla vostra prossima meta o semplicemente suggestioni per spronarvi a partire se ancora non l’avete fatto.

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