Tour dei Parchi Nazionali dell'Ovest

Tour dei Parchi Nazionali: 5 giorni alla scoperta dei parchi dell’Ovest

Il Tour dei Parchi Nazionali è un’esperienza unica da vivere on the road. Il Southwest degli Sati Uniti è ricco di splendide aree di natura incontaminata, canyon che serpeggiano indisturbati, rocce millenarie elette a monumenti nazionali, laghi cristallini e storie di persone e culture rimaste indelebili in questi luoghi senza tempo dalla bellezza commovente.

Uno dei motivi che mi ha spinto ad intraprendere il mio viaggio in California era proprio raggiungere il Gran Canyon. Volevo vedere il più famoso  tra gli oltre 400 Parchi Nazionali degli Stati Uniti.

Come vi ho raccontato negli espisodi precedenti sono partita sola per un giro della California e il Tour dei Parchi on the road, decisa a muovermi con i mezzi di trasporto. Fare un Tour dei Parchi Nazionali equivale a passare di Stato in Stato e da un punto d’interesse all’altro. E’ come fare un giro di ottimi assaggi, senza però gustare la porzione intera in ristoranti divisi da distanze esorbitanti. In ogni parco, infatti, potreste perdervi per settimane…Il mio consiglio per tutti i viaggiatori in solitaria o per chi non vuole affittare un’auto, è di unirsi ad un gruppo almeno per questa parte del viaggio. Lo scotto da pagare per i cultori dei viaggi fai da te sono le tempistiche imposte dall’organizzazione, che non lasciano spazio alla “libera interpretazione”, ma alla fine si rivelerà un buon compromesso.

Dopo una ricerca online mi sono orientata per il tour operator Tours4Fun e ho acquistato “7-Day Grand Circle National Parks Bus Tour” (1 giorno è a Las Vegas e uno di transfer verso Los Angeles o San Francisco). Potete prenotare anche dall’Italia. Il customer service ed il personale sono ineccepibili, gli hotel tutti di ottima qualità, il viaggio ben strutturato. Per i pranzi ci si ferma a far spesa nei supermercati, il che (a mio avviso) è una comodità: si perde poco tempo e ognuno spende ciò che vuole. Gli ingressi ai parchi e le cene sono a parte. Mi ero interessanta anche al tour dei Parchi in treno con Amtark, ma infine non l’ho trovato conveniente.

Dopo la vita lasciva di Las Vegas mi apprestavo dunque a partire per un viaggio esplorativo con un variegato gruppo composto da: 1 ragazza francese, 1 coppia di filippini ormai da anni in pianata stabile a San Francisco, 27 cinesi che cercavano in tutti i modi di non abbronzarsi (che nel deserto…voglio dire…), Hao, un universitario cinese che studiava a San Francisco e sbarcava il lunario lavorando come accompagnatore turistico e the driver, un eccentrico ex marine che era stato di ruolo in Afghanistan, dotato di un senso del dovere quasi snervante e appassionato di fotografia.

Day 1. Las VegasZion National ParkBryce Canyon National Park
Si parte alla volta dello Utah (terzo stato del mio viaggio on the road e secondo  fuso orario ). Lo Stato racchiude sul suo territorio alcuni tra i più bei parchi d’America. Pensate che il 65% del suolo è di proprietà pubblica. Territorio delle tribù navajo, pajute e ute, venne preso d’assalto da poligami mormoni in fuga intorno alla metà dell’Ottocento. Benchè i mormoni abbiano dovuto fare diètro frónt sul tema poligamia per diventare parte riconosciuta degli Stai Uniti, la loro influenza religiosa si fa ancora molto sentire.

Chilometro dopo chilometro vi sembrerà, guardando fuori dal finestrino, di stare seduti al cinema e vedere un film. Vi si aprirà davanti agli occhi un mondo selvaggio che nessuna fotografia o filmato può eguagliare. Zaion National Park, attraversato dal Virgin River, vi conquisterà con la sinuosità delle sue montagne che sfumano dal verde intenso, al rosso, al cremisi. Arrivati allo Zaion Canyon Visitor Center abbiamo continuato per il tragitto percorribile in auto.

Nel secondo pomeriggio abbiamo raggiunto lo spettacolare Bryce Canyon Nationa Park con la sua distesa di incredibili pinnacoli a cui si aggiungono gli hoodoo, totem di roccia. Qui abbiamo avuto il tempo per una passeggiata e siamo scese (la francese ed io) in un canyon, per poi risalire alla terrazza panoramica e godere di uno dei tramonti più suggestivi che io abbia mai visto.

Giunta la sera ci siamo ritirati al vicino Bryce View Lodge. Dopo aver visitato la folkloristica Old Town ed incontrato il responsabile del Rock Shop, il quale ci ha spegato i segreti della comformazione del Bryce, Anna ed io (ormai amiche per la pelle) ci siamo decise per un hamburger nell’unico locale della zona e qualche foto da vera donna del West! 🙂

Day 2. Bryce Canyon City – Arches National Park – Moab

Sveglia mattuttina, salutiamo l’amato Bryce e ci dirigiamo verso Arches National Park, che si caratterizza per la più alta concentrazione di archi in arena al mondo (oltre 2000). Il parco è facilmente visitabile, ma il caldo è torrido e può rallentare la salita. Gustatevi punti come Balanced Rock, Parade of Elephants, Cove of Arch e Double Arch.

La città di Moab è a 8 Km di distanza, luogo perfetto per chiudere la giornata. L’hotel che ci ha ospitati era il La Quinta Moab e per cena abbiamo scelto il vicino Moab Brewery, un pub / ristorante dall’atmosfera piacevole e rilassata. Tralasciando i piatti simil-italiani (che uno si domanda..ma perchèè??!!) il cibo non è male.

Asiago & Garlic Ravioli: A creamy blend of asiago cheese and garlic stuffed in a bite-sized ravioli tossed in our sundried tomato pesto cream with mushrooms, fresh spinach and sunflower seeds. Topped with parsley and Parmesan. Served with garlic bread.

Day 3. Monument ValleyCanyon De ChellyPetrified Forest National Park

Lasciata Moab la prima tappa è il Mexican Hat, una famosa roccia a forma di sombrero.

Seconda tappa la Monument Valley, un luogo che mi è rimasto nel cuore. Nonostante le diaboliche guide navajo che ti trascinano da un photo point all’altro e il merchandising spinto, questa vallata riesce a mantenere intatta la sua aurea di spiritualità, che ti fa sentire parte di qualcosa di più grande. E mentre scruti l’orizzonte hai l’istinto di salire in groppa ad un cavallo e lanciarti a tutta velocità tra la polvere e gli arbusti di quella antica terra tra lo Utah e l’Arizona.

Dopo la Monument Valley ci addentriamo in Arizona (quarto Stato del mio tour) e raggiungiamo il Canyon De Chelly, proprietà privata dei Navajo. Le famiglie coltivano ancora la terra in questa area, trascorrendo gli inverni lungo il fiume e ritirandosi negli hogan (costruzione tradizionale) nei mesi caldi. Il Canyon si caratterizza per le storiche case di pietra a più piani ricavate nella roccia.

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Usciti dalla riserva Navajo e dopo aver percorso un pezzo della Route 66 arriviamo al Petrified Forest National Park, ultima tappa della giornata. Anche se purtroppo il tempo è nuvoloso raggiungiamo la Painted Desert Inn e ammiriamo il variopinto Painted Desert. Ci addentriamo poi nella foresta pietrificata per ammirare i tronchi pietrificati risalenti ad un’epoca precedente quella dei dinosauri. Riprendiamo la Route 66 verso la citta di Holbrook che ci ospiterà per la notte.

Day 4. Walnut CanyonGrand Canyon National ParkHorseshoe BendPage

Di nuovo sulla Mother Road direzione Flagstaff. Poco prima della città si trova il Walnut Canyon National Monument, un canyon che si caratterizza per le 80 abitazioni lasciate dalla popolazione dei Sinagua (senza acqua) che vissero nella zona in epoca pre-colombiana. Scendendo lungo il percorso scoprirete quanto macchinoso potesse essere lo spostamento da un “terrazzamento” all’altro del canyon e potrete entrare nelle abitazioni costruite tra il 1100 e il 1250 DC. Si tratta di piccoli rifugi (la popolazione doveva essere molto bassa) ricavati chiudendo con dei mattoni le caverne naturali fromate dalle rocce. Per evitare l’attacco degli animale le porte d’ingresso erano molto piccole ed era stato predisposto uno sfiato per il ricircolo dell’aria quando il fuoco era acceso. Insomma tutto dimostra la genialità e la caparbietà di questa popolazione, che aveva deciso di vivere in un luogo davvero impervio.

Attenzione Attenzione! Era giunto finalmente il momento topico del mio tour on the road: la visita al Gran Canyon! Con l’emozione nel cuore scendo dall’autobus al Mather Point – South Rim e ciò che mi trovo davanti è un panorama sconvolgente… questo!

Sì signori miei, perché in Agosto al the bloody Gran Canyon ci può essere una nebbia, che nemmeno a Bergamo in Gennaio! 😐 Il povero Hao ci guarda atterrito e io che gli dico “Hao blowwwwww!!!” …E niente, ero una donna distrutta! I banchi di nebbia andavano e venivano spinti dal vento, così camminando lungo il Rim Trial (la  passeggiata più agevole all’interno del parco) qualcosa alla fine sono riuscita a vedere oltre agli scoiattoli…

Tristi e sconsolati riprendiamo il cammino, ci immettiamo sulla Desert View Drive (Hwy 64) e ci ripoviamo alla Desert View Watchtower. E’ un luogo molto suggestivo: la torre alta 21 mt è stata realizzata nel 1932 da Mary Colter, architetto che si occupò della realizzazione di altre strutture nella zona del Gran Canyon. Il suo aspetto agé ed irregolare è stato voluto proprio della Colter. Da qui si può godere di un bellissimo panorama che si apre sul Colorado River. La torre è visitabile e all’inerno troverete manufatti locali e merchandising vario (tanto per cambiare 🙂 ).

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Proseguendo sulla 64 vi imbatterete anche nel Little Colorado River George Scenic Overview nella Riserva Navajo.

La strada ci attende di nuovo. Risaliamo verso lo Utah  sulla Hwy 89 fino a raggiungere Horseshoe Bend, dove il fiume scorre intorno ad un affioramento di roccia rossa, creando un perfetto “ferro di cavallo”..Merita una visita! Infine sosta a Page, cittadine centrale dell’Arizona nord-orientale. Abbiamo pernottato all’Quality Inn at Lake Powell, che consiglio.

Day 5. Lake PowellAntelope CanyonLas Vegas
Dopo gli acquazzoni del giorno precedente il Lake Powell ci accoglie con un sole raggiante. Secondo bacino artificiale più grande degli Stati Uniti, fa parte della Glen Canyon National Recreation Area e si estende tra lo Utah e l’Arizona. Da Page imboccate la Hwy 89 e poi la Lake Shore Dr fino a raggiungere la Lake Powell Resorts & Marinas e acquistate un tour in barca nelle magiche acque del lago che vi porterà a navigare nel bel mezzo del Canyon.

Tornando fermatevi ad ammirare la gigantesca diga Glen Canyon Dam dal Carl Hayden Visitor Center.

Il pomeriggio prosegue all’Antelope Canyon un magnifico canyon in arena rossa (per capirci quello del film 127 Hours diretto da Danny Boyle). Per visitarlo dovrete prendere parte ad un tour organizzato che prevede spostamento su grandi gip e poi un percorso con guida all’interno dell’Upper Antilope Canyon. All’ingresso vi sembrerà di essere al mercato di Papiniano alle 12.00 di Sabato, ma cercate di estraniarvi da tutto e vivere la magia di un luogo davvero unico.

Ebbene, a questo punto il mio Tour dei Parchi Nazionali era volto al termine.

Il gruppo ormai coeso (la francese ed io s’era imparata anche qualche parola in cinese) faceva ritorno a Las Vegas. L’indomani il mio programma prevedeva il trasfer in autobus (sempre con Tour4Fun) a San Francisco… si passa così al quarto episodio del mio viaggio. Seguitemi! 🙂

DIARIO DI VIAGGIO: California on the road e Parchi Nazionali: consigli di viaggio

Se decidete di visitare i parchi: indossate scarpe con un bel carrarmato sotto (così non rischiate di scivolare), portatevi una crema solare 50 (a prescindere!), indossate una camicia di lino leggero con maniche lunghe (non avrete caldo, ma vi proteggerà dal sole), procuratevi un cappello con visiera e para collo, occhiali da sole e tanta, ma tanta acqua 😉

Sfoglia la Gallery fotografica completa del Tour nei Parchi Nazionali dell’Ovest!
Let's go!
Roberta Ferrazzi

Benvenuto in LeCosmopolite.it!
Dopo diversi viaggi in solitaria (che poi solitaria non è mai) per il mondo, mi sono resa conto che raramente incontravo ragazze/i italiane/i in viaggio da soli. Molte persone dalla Francia, Inghilterra, Canada e USA, ma raramente connazionali. Così Laura ed io abbiamo deciso di fondare LeCosmopolite.it un magazine che racconta quanto è bello scoprire questo nostro mondo, anche in solitaria.
Quando non sono in viaggio mi occupo del magazine online ILoveZonaTortona.com che ho creato nel 2009 e di consulenza in comunicazione con Shake your S, aiutando le aziende a migliorare la loro immagine online e offline.

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