Alla scoperta delle Cinque terre, tra natura e buon vino

La zona della Cinque Terre, nonché Riviera di Levante, è composta da 5 magici borghetti animati da casette colorate buffamente incastrate l’una con l’altra, parendo quasi uno scherzo di qualche divertita divinità. Venite con me alla scoperta del fascino del posto e dei suoi prodotti tipici, tra cui il ben noto vino Cinque terre.

 Tanto buono, che se in un tinaccio di detto vino mi affogassi, parrebbemi fare una bellissima morte

È cosi che il letterato Ortensio Landi considerava il vino di questa meravigliosa Regione, la Liguria già più di un secolo fa. Regione piccola, con confini importanti e una storia complessa che le conferisce fascino e diversità tra la Riviera di Levante e quella di Ponente.

Punto d’incontro tra mare e montagna dove il profumo di salsedine si mischia a quello di rosmarino e camelia. Terra fertile ma ostica, dove l’uomo da secoli s’imbatte nella grande sfida della coltivazione non solo di olio, ma anche di Vitis Vinifera.

Quanti di voi, trovandosi da queste parti, si sono mai soffermati al di là del mare? Io ho provato, così: chiudo gli occhi e mi vedo seduta su uno scoglio di Vernazza, davanti a me l’infinito blu e alle mie spalle il verde delle montagne. Se osservo bene intravedo in lontananza anche delle macchioline grigie, mi concentro meglio e riesco a distinguere un complesso e articolato disegno che si ripete su ogni fazzoletto di terra. Focalizzo meglio e lo riconosco: si tratta di terrazzamenti di vitigni. All’ombra degli alberi di fico che proteggono dal rovente sole e dalle agavi che delimitano i confini e lo sbocco per le stradine sulle ripide scale di pietra, è qui che nasce il frutto di impegno e sacrificio di molti contadini locali…il vino delle Cinque terre.

Quanti di voi durante un tipico pranzo a base di “Tian”, che in dialetto locale significa tegame a base di acciughe, patate e pomodoro arricchito da erbe aromatiche quali il rosmarino, origano e prezzemolo, si sono accompagnati con un ottimo calice di Cinque Terre?

Fresco, minerale e sapido il Cinque Terre è il risultato dell’assemblaggio di 3 uve protagoniste indiscusse di questo posto: Albarola, Bosco e il più noto Vermentino.

Coltivati in condizioni estreme dove la natura mette a dura prova l’abilità dell’uomo, questi vitigni da anni conferiscono un valore aggiunto a questi affascinanti luoghi.

Qui ogni anno l’uomo s’imbatte in quella che per pochi è conosciuta come viticoltura eroica disegnando eleganti geometrie di muretti e vigneti che si affannano su ripidi pendii esposti al sole permettendo una perfetta maturazione degli acini, vendemmiati poi manualmente in condizioni estreme. Una vera impresa che dà però un frutto sopraffino.

Altro vino meno noto e di quantità ancor più limitate (potremmo definirlo un vino da limited edition) ottenuto dalle medesime uve del Cinque Terre, è lo Sciacchetrà (da non confonderlo con lo Sciac-trà).

Si tratta di uno dei vini passiti più pregiati d’Italia. Il suo nome lo si deve al dialetto locale dove “sciacca” significa pigiare, schiacciare e “trae” tirare via, togliere. Questo pregiatissimo nettare degli Dei è ottenuto dall’essicamento dei grappoli su graticci siti all’ombra e in luoghi ventilati sino al mese di Novembre.

Lo Sciacchetrà è un vino più unico che raro dove si ritrovano i sapori e i profumi di questa meravigliosa terra ancora poco conosciuta e apprezzata per quello che veramente è, non solo mare e turismo, ma cultura, storia e tradizioni locali.

 

Sara Furlanetto

Sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier delegazione di Milano, ho fatto della passione per il vino una filosofia di vita. Sono espatriata dal Bel Paese per ampliare la mia conoscenza ed esportare il made in Italy. Ora vivo e lavoro come sommelier a Praga. Vi accompagnerò in un viaggio itinerante alla scoperta di vini autoctoni e alloctoni, instillando in voi la voglia di conoscere nuovi posti e approfondirne le tradizioni locali.

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